Archivio mensile:settembre 2015

Un certificato camerale per difendere lo zafferano

 

Poco più di quarant’anni fa nasceva in Abruzzo la Cooperativa Altopiano dei Navelli, grazie alla cura che una famiglia poneva alla raccolta e al trattamento dei fiori di zafferano.

Grazie a queste persone, che hanno continuato la loro attività nel corso degli anni, oggi la Cooperativa riunisce un centinaio di soci in una delle zone principali di produzione di zafferano.

 

Gli inizi

Nella zona dell’Altopiano dei Navelli, in provincia dell’Aquila, sembrava che agli inizi degli anni Settanta il destino dello zafferano, chiamato anche oro rosso per il suo costo elevato, fosse ormai segnato. Finché un coltivatore decise di prendere in mano la situazione, e i fiori, riavviando la produzione.

 

Ripresa

In un primo momento la cooperativa contava circa quaranta soci, che si erano riuniti per cercare di recuperare qualcosa dai bulbi avanzati da una precedente raccolta.

Dieci anni fa lo zafferano dell’Altopiano dei Navelli è stato definito prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta) e la sua produzione è difesa dal Consorzio per la Tutela dello zafferano dell’Aquila, regolarmente registrato presso la Camera di Commercio provinciale e la cui attività può quindi essere benissimo tracciata tramite una visura o certificato camerale.

 

Regole

La produzione dell’oro rosso DOP deve seguire una serie di norme, che dispongono il rispetto di determinate caratteristiche dal punto di vista della coltivazione, metodi di raccolta e tipi di bulbi da usare.

 

Diffusione

Oggi, dietro alla produzione di zafferano ci sono un centinaio di persone che lavorano in una zona che comprende circa venti comuni, arrivando ai confini di L’Aquila, che costituiscono buona parte dell’economia della zona. Oltre ai singoli soci, non sono da dimenticare i loro familiari, gli amici e i conoscenti che contribuiscono alla realizzazione del prodotto finito.

 

Lavoro di gruppo

È la raccolta durante l’autunno che richiede in particolare la collaborazione di più persone, un’incredibile forza lavoro che si concentra in un’unica giornata per mettere insieme e far essiccare i fiori, altrimenti la materia prima andrebbe sprecata.

Grazie alla partecipazione di tutti i componenti delle aziende di stampo familiare, la stima delle cento persone fatta prima va quindi evidentemente rivalutata.

 

Tocco femminile

Oltre che lavoro di gruppo, si tratta soprattutto di lavoro femminile. Sono infatti principalmente le donne a maneggiare i fiori, che richiedono un trattamento delicato, molta pazienza e dedizione.

LA CUCINA TIPICA SICILIANA

La cucina siciliana appartiene a una tradizione culinaria abbastanza complessa e articolata, frutto di svariate contaminazioni culturali e vicende storiche che hanno interessato il territorio insulare.

Molti sono i prodotti tipici della Sicilia, come: le mandorle, i pistacchi, le olive, il ficodindia, la menta, il rosmarino, l’origano, le arance e i limoni, ormai divenuti emblemi dell’immaginario collettivo e grazie ai quali si riescono a creare piatti unici che rappresentano questa terra in tutto il mondo.

Quale modo migliore di apprezzare una terra se non attraverso i suoi prodotti e le sue pietanze tradizionali?

Prima fra tutti, l’antipasto tipico della tradizione siciliana: la caponata, composta da melanzane soffritte arricchite da olive e capperi. Ma non è Sicilia se non si parla di pesce. Tradizionali sono così gli antipasti di mare, come: le cozze gratinate, l’insalata di polpi, le alici marinate, le sarde a beccafico e i filetti di pescespada. Immancabili anche le arancine siciliane: polpette di riso panate e fritte, tradizionalmente ripiene di ragù, anche se ne esistono numerose varianti. Tipiche della cucina siciliana da street food sono anche le panelle (frittelle di farina di ceci), il pane cunzato (pane caldo condito di origano, sale, olio, pomodoro e formaggio primo sale) e il tipico panino palermitano con la milza.  

Ma ogni zona della Sicilia ha i suoi piatti tipici e la sua tradizione: infatti mentre a Palermo predomina la pasta con le sarde, impreziosita da capperi, finocchietti selvatici, pepe, pinoli e uvetta; a Trapani, si può gustare il Cous Cous, granelli di semola cotti a vapore e aromatizzati, conditi con sugo di pesce o di verdure; a Catania, invece è insuperabile la pasta alla Norma, composta da melanzane fritte e ricotta salata; a Messina, da provare assolutamente il pesce spada a ghiotta, cotto in tegame con pomodoro, patate, olive, capperi e sedano.

Non possiamo dimenticare i dolci come pezzo forte della cucina siciliana, soprattutto se sono a base di ricotta e in questo caso sono assolutamente da annoverare tra i prodotti più squisiti: le cassate siciliane e i cannoli, oltre che alle paste di Martorana: pasticcini a base di zucchero e mandorla tradizionalmente a forma di frutta.    

Insieme al dolce, non può mancare l’ampia collezione di vini da dessert come: il Marsala, il Passito di Pantelleria, il Moscato, lo Zibibbo e la Malvasia delle Lipari, non dopo aver sorseggiato un vino rosso da tavola Nero d’Avola, che si accompagna bene con la carne.