Diossina: in Germania suini contaminati

“L’emergenza sanitaria in Germania deve far riflettere ed indurre ad imboccare in tutti i settori produttivi la strada della tracciabilità di ogni fase, dalla razione alimentare degli animali fino alla distribuzione delle carni e dei trasformati”. Lo sottolinea il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni in relazione alle notizie di tassi di contaminazione da diossina individuati in Germania nella carne suina. E aggiunge: “Sono convinto che i rigorosi protocolli sanitari in atto daranno piena garanzia a consumatori e produttori”.
“Gli allevamenti suinicoli italiani – ricorda ancora il presidente di Confagricoltura – da sempre sono sottoposti a severi e capillari controlli. Il prodotto nazionale è quindi sicuro e dà le più alte garanzie di qualità e salubrità”.
Allarme per via libera a nocciole tossiche turche

Allarme per via libera a nocciole tossiche turche
Il comitato permanente per la catena alimentare dell’UE ha dato il via libera al raddoppio dei limiti fissati per il contenuto di aflatossine tossiche nella frutta in guscio (nocciole, pistacchi, etc.) e nei prodotti derivati attualmente previsti dalla normativa europea. Lo rende noto la Coldiretti che sottolinea come il voto contrario dell’Italia non sia stato sufficiente a fermare questa preoccupante novità sul contenuto in aflatossine che sono sostanze tossiche, potenzialmente cancerogene, legate allo sviluppo di muffe sul prodotto e quindi a pratiche agronomiche non ottimali.
La Coldiretti ricorda che la Turchia è il più grande produttore mondiale di nocciole (78 per cento) con una nocciola su tre utilizzata dall’industria italiana proviene dalla Turchia ma queste importazioni hanno grossi problemi di contaminazione da aflatossine e nelle prime nove mesi del 2009, ben 56 partite di nocciole provenienti da questo paese sono risultate contaminate in diversi stati dell’Unione.
Il consumo di nocciole e di frutta in guscio in generale è rilevante in Italia considerato che – sottolinea la Coldiretti – tale prodotto è presente oltre alle note creme alla nocciola, in biscotti, wafer, merendine, barrette energetiche, muesli e yogurt che sono entrati a far parte delle abitudini alimentari degli italiani, soprattutto tra i giovani ed i bambini che oltretutto risultano quelli maggiormente esposti, in virtù anche del loro basso peso corporeo.
L’aumento dei limiti – denuncia la Coldiretti – serve solo a favorire le importazioni di un prodotto di bassa qualità e sicurezza, causando un rischio per i consumatori comunitari ed grave un problema per i produttori italiani, che subiscono una concorrenza sleale da parte di Paesi dove non solo non si applicano pratiche agronomiche corrette, ma si utilizzano fitofarmaci vietati in Europa.
L’Italia è il primo produttore comunitario di nocciole, con 1,1 milione di quintali di prodotto coltivato su 68.000 ettari , seguita dalla Spagna. La produzione – precisa la Coldiretti – è essenzialmente concentrata in quattro regioni: la Campania , il Lazio, la Sicilia ed il Piemonte, in zone spesso difficili, collinari, a rischio dissesto idrogeologico, in cui rappresentano una importante economia.
La procedura comunitaria prevede ora il parere del Parlamento europeo su tale decisione, pertanto, afferma la Coldiretti , l’obiettivo delle forze politiche e di rappresentanza deve essere indirizzato verso una giusta sensibilizzazione degli europarlamentari, perché venga fermata una decisione pericolosa per i cittadini e negativa per le imprese comunitarie.
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Cibo e salute: fermezza contro i “killer” della tavola
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Salute: bene l’operazione dei Nas. Fermezza contro i “killer” della tavola. La sicurezza è al primo posto nelle scelte alimentari degli italiani
La Cia commenta positivamente i sequestri operati in tutta Italia da parte dei carabinieri. Occorre “tolleranza zero” verso chi sofistica ed inquina il cibo e provoca gravi danni alla credibilità del settore agroalimentare italiano.
Il sequestro di prodotti alimentari destinati al consumo in pessimo stato di conservazione, invasi da parassiti e privi di sistema di rintracciabilità, conferma l’esigenza di colpire con la massima fermezza i criminali della tavola, chi sofistica ed inquina il cibo, chi truffa e specula sulla salute pubblica. E’ quanto ribadisce la Cia-Confederazione italiana agricoltori nel commentare in modo positivo l’operazione condotta in tutta Italia, nell’ultima settimana di agosto, dai carabinieri dei Nas in strutture agrituristiche, alberghi, ristoranti e nelle aziende che li riforniscono.
L’operazione dei Nas dimostra che i controlli nel nostro Paese funzionano e che -sottolinea la Cia- vanno, quindi, mantenuti sempre molto rigorosi proprio per garantire al massimo i consumatori.
D’altra parte, la stragrande maggioranza degli italiani (nove su dieci) -ricorda la Cia- vuole massima sicurezza alimentare e chiede misure efficaci per reprimere sofisticazioni e adulterazioni dei prodotti; mentre sette su dieci sono favorevoli ad un’etichetta “trasparente” che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto. Non solo. Oltre il 65 per cento dei nostri connazionali guarda alla qualità.
La sicurezza è, quindi, al primo posto nelle scelte alimentari degli italiani. Una tendenza -avverte la Cia- che è stata rafforzata anche dagli ultimi scandali alimentari e dalle vicende che hanno riguardato i sequestri di prodotti “pericolosi” per la salute.
Per la Cia occorrono misure drastiche per contrastare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione. E’ necessaria “tolleranza zero” contro chi, attraverso azioni criminali, fraudolente e illegali, mette a repentaglio la stessa salute dei cittadini e provoca gravi danni alla credibilità del settore agroalimentare italiano.
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Allarme nell’alimentare: nel 2008 + 32% frodi a tavola

Alimentare: nel 2008 + 32% frodi a tavola
La scoperta da parte dei Carabinieri del Nas di Udine di un vasto commercio di false uova biologiche con data di scadenza posticipata, messo in piedi da una ditta friulana, è una ulteriore prova della necessità di tenere alta la guardia contro le frodi a tavola, che nel 2008 hanno visto un vero e proprio boom (+ 32 per cento) del valore degli alimenti sequestrati. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare l’operazione condotta dai carabinieri dei Nuclei anti sofisticazioni che ha portato a rinvenire un traffico ben organizzato di prodotto falsificato e non in regola con le norme igienico sanitarie.
Nel 2008 – ricorda Coldiretti – ha raggiunto un totale di quasi 159 milioni di euro il valore dei cibi e delle bevande sequestrate dai carabinieri dei Nas nella lotta contro le frodi e le sofisticazioni grazie alle 27.633 ispezioni effettuate. Il maggior numero di arresti si è verificato nel settore degli oli e grassi con 41 persone interessate, seguito dalla ristorazione ( 6 in manette) e dalle carni e dagli allevamenti (2). Per quanto riguarda i sequestri – sottolinea Coldiretti -, i settori maggiormente interessati sono quelli delle carni e degli allevamenti col 32 per cento, delle conserve alimentari con il 31 per cento del valore sequestrato, dei vini e degli alcolici con il 16 per cento, del latte e derivati con l’ 11 per cento e della ristorazione con l’uno per cento del valore sequestrato.
Il rischio di smercio di confezioni senza i necessari requisiti sanitari in prodotti che spesso sono anche i simboli dell’agroalimentare italiano assume un valore che – evidenzia la Coldiretti – va ben al di la della situazione specifica e va per questo combattuto con decisione. Con la crisi aumentano i rischi di frodi e sofisticazioni, un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti.
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