Archivio mensile:luglio 2009

Stato di crisi per le Pesche e le Nettarine

Contro le emergenze Confagricoltura lancia un fondo nazionale anticrisi

IL PROGETTO PRESENTATO IN EMILIA-ROMAGNA DAL PRESIDENTE VECCHIONI INTERVENENDO SUL CROLLO DEL MERCATO DI PESCHE E NETTARINE

Un fondo nazionale anticrisi per l’agricoltura italiana firmato Confagricoltura. L’annuncio è stato dato dal presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, in occasione di un incontro con il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, e l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni sulla grave crisi in cui versa il comparto delle pesche e nettarine.

“Non chiediamo aiuti, ma una politica che ci alleggerisca dai vincoli burocratici e confermi il peso dell’ agricoltura nelle scelte economiche e politiche del Paese”, ha detto il presidente Vecchioni.

L’obiettivo del fondo nazionale anti-crisi, annunciato oggi e di cui Confagricoltura intende verificare la fattibilità entro l’estate, è diventare un volano continuo di risorse pronte ad essere attivate di fronte all’emergenza di qualsiasi comparto agricolo.

“L’idea di Confagricoltura è costituire un fondo privato che avrà come protagonisti imprese e soggetti finanziari. Alla politica chiediamo solo gli strumenti per competere ad armi pari con la concorrenza internazionale”, ha sottolineato il presidente di Confagricoltura.

Relativamente al mercato delle pesche e nettarine – duramente colpito da sovrapproduzione rispetto alla domanda nazionale ed estera (dal primo giugno le quotazioni si sono ridotte tra il 42 e il 53% a seconda della tipologia di prodotto) – Confagricoltura reagisce lanciando alcune proposte concrete a partire dall’Emilia-Romagna, regione al primo posto a livello nazionale nel settore con il 35% della produzione nazionale di pesche e nettarine. Nell’incontro con il presidente della Regione Errani il numero uno di Confagricoltura, Vecchioni, ha presentato una serie di proposte elaborate in collaborazione con Confagricoltura Emilia-Romagna.


Le proposte

CONFAGRICOLTURA propone le seguenti contromisure da attuare subito per poter riequilibrare in maniera strutturale il comparto:

favorire le operazioni di ritiro da parte delle Organizzazioni di Produttori nell’ambito dei rispettivi Programmi Operativi anche per l’utilizzo a fini energetici;
prevedere un aiuto di Stato de minimis di 700 euro/ha sino al livello massimo consentito;
prevedere una collocazione immediata della produzione tramite accordi con la Grande Distribuzione Organizzata, che oggi veicola il 52% di frutta fresca, incentivando la vendita del prodotto – a condizioni concordate tra rappresentanze degli agricoltori e della GDO – in maniera da consentire uno smaltimento rapido del prodotto sul modello di accordo sottoscritto in Emilia-Romagna dall’assessorato all’Agricoltura e la GDO.

In prospettiva occorre:

procedere ad una reale riduzione degli oneri contribuitivi e fiscali a carico delle imprese agricole datoriali di lavoro;
assicurare le risorse per il finanziamento dell’assicurazione agevolata tramite il Fondo di Solidarietà Nazionale;
investire in promozione per incentivare i consumi interni e la domanda estera;
prevedere nell’ambito della politica agricola comunitaria una strumentazione adeguata per fronteggiare le crisi ormai sempre più ricorrenti in una situazione di instabilità dei mercati;
favorire la ricerca e gli investimenti anche in impianti ed attrezzature per variare l’offerta in termini di varietà e di calendari ma anche per aumentare la durata del prodotto ampliando il periodo di offerta;
incentivare la programmazione delle produzioni e la diversificazione dei prodotti finali.

“L’impegno è quello di superare il momento difficile – ha detto Vecchioni – ma senza dimenticare che la soluzione a questi problemi è strutturale e passa anche attraverso una migliore organizzazione dell’offerta ed una più incisiva azione sui mercati italiani ed esteri incentivando la domanda”. Pena un’inevitabile declino delle produzioni e del comparto.

Dati-chiave

L’Italia è il secondo produttore mondiale di pesche e di nettarine dopo la Cina che da sola copre il 46% dell’offerta mondiale. Quattro sono i Paesi che superano il milione di tonnellate di produzione – Cina, Italia, Spagna e Usa – e che, da soli, rappresentano quasi il 70% della produzione mondiale.

Le previsioni di produzione a livello europeo per il 2009 vedono un aumento generalizzato rispetto all’anno precedente delle produzioni di pesche e nettarine. In particolare l’aumento medio di produzione è del 4% tra il 2009 ed il 2008 ed il 6% tra il 2009 e la media 2003-2007. Inoltre, il particolare cambiamento climatico registrato nei mesi scorsi ha determinato un ritardo dei raccolti che si sono sovrapposti creando una congestione dell’offerta.

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Master per i futuri viticoltori ed enologi

Iniziativa didattica attiva a Udine per studenti da tutto il mondo

Formazione di livello europeo
per i futuri viticoltori ed enologi

Finanziato dalla Commissione Europea il corso specialistico organizzato tra Italia, Francia, Germania, Spagna e Portogallo

La Commissione Europea ha selezionato, iscrivendolo nel programma Erasmus mundus, il Master europeo in Viticoltura ed enologia (European master in viticolture and enology – Emave) attivo all’ università di Udine. Il corso biennale con valore di laurea specialistica e rivolto a studenti di tutto il mondo potrà così accedere a finanziamento europeo. Il Master europeo Emave, attraverso un percorso di studi internazionale, forma enologi altamente qualificati in grado di spendere la propria professionalità non soltanto nei territori viticoli friulani e veneti, ma anche di altre nazioni e continenti. Il corso, in particolare, è stato selezionato con altri 17 nell’ambito del bando della Commissione europea 2010-2011, cui hanno partecipato in totale 50 progetti europei di corsi di Master congiunti.

L’approvazione della Commissione europea di Emave, attivo a Udine dal biennio 2007/2009, «rappresenta un importante riconoscimento – sottolinea il presidente dei corsi di laurea in Viticoltura e enologia, Enrico Peterlunger – del valore formativo delle iniziative didattiche organizzate dalla facoltà di Agraria di Udine in questo settore e, in particolare, dal corso di laurea magistrale in Viticoltura, enologia e mercati vitivinicoli». Il programma Erasmus mundus di mobilità e cooperazione promuove, infatti, una istruzione superiore di dimensione europea, con l’obiettivo esplicito di attirare studenti extra-UE, contribuendo ad ampliare e migliorare le prospettive di carriera degli studenti, allargandole a livello europeo e mondiale. Il Master europeo Emave è organizzato dalle università di Montpellier (Francia – coordinatrice), Udine con Padova e Verona, Torino, Geisenheim (Germania), Madrid (Spagna) e Lisbona (Portogallo).


I corsi si svolgono il primo anno a Montpellier, in lingua inglese, e il secondo anno presso le sedi di uno degli altri atenei partner, in inglese o nella lingua nazionale. La tesi di laurea può essere svolta in vari Paesi viticoli del mondo. L’approvazione di Emave nell’ambito di Erasmus mundus, «grazie ai finanziamenti che saranno destinati, consentirà anche – anticipa Peterlunger – di istituire borse di studio mensili del valore di 1.000 o di 500 euro per tutta la durata biennale del corso, oltre alla copertura delle spese di viaggio». Il tipo di preparazione offerta da Emave «consente ai futuri viticoltori – spiega Peterlunger – di operare validamente in climi e terreni differenti. Diversi nostri studenti sono già impiegati all’estero, dal Canada all’Argentina, alla Germania e fino in Thailandia».

La facoltà di Agraria dell’ateneo di Udine si conferma, dunque, in prima linea nella promozione della formazione e mobilità internazionali degli studenti. Da otto anni, infatti, offre agli studenti l’ormai consolidato percorso di studio che permette di conseguire il doppio titolo di laurea italiano-tedesco e italiano-argentino in Viticoltura ed enologia, in convenzione con l’ateneo di Trento, la Fachhochschule di Wiesbaden, l’Istituto agrario di San Michele all’Adige e l’ateneo argentino dell’Universidad Nacional de Cuyo di Mendoza. «La formazione internazionale – conclude Peterlunger – è fondamentale e i titoli di studio che permette di conseguire sono spendibili in Italia e all’estero, in un mercato del lavoro sempre più dinamico e innovativo».

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Il mercato del suino in Italia

La situazione sul mercato del suino italiano

Continua l’andamento negativo del mercato dei suini, più volte evidenziato nelle ultime settimane da Confagricoltura, che riguarda sia gli animali vivi, sia il prodotto macellato, nonostante la stagione tradizionalmente favorevole alla ripresa dei consumi e delle quotazioni.

La pesantezza della situazione è chiaramente evidenziata dai capi da macello, che fanno registrare su tutte le principali piazze un calo delle quotazioni per la terza settimana consecutiva e un ulteriore “non quotato” sul mercato di Mantova.

Prodotto Sett 28- set Sett 27 – set Var. % su set 27
Suinetti (Belgio) 45 45 0,00%
Suinetti (Danimarca) 43,24 42,17 2,50%
Suinetti (Germania) 59,1 59,1 0,00%
Suinetti (Francia) 31,2 31,8 -1,90%
Suinetti (Italia) 56,83 57,73 -1,60%
Suinetti (Paesi Bassi) 32,5 34,5 -5,80%
Media UE 44,71 44,42 0,70%

Elaborazioni Ismea su prezzi della Commissione Europea

Le cose non vanno meglio per il prodotto impiegato nell’ industria di trasformazione, né per quello destinato al consumo fresco, anche a causa dell’insufficiente caratterizzazione dell’origine della materia prima.

A tale proposito Confagricoltura ribadisce la necessità di avviare le opportune iniziative, a livello europeo, per rendere obbligatoria la tracciabilità della carne e consentire al consumatore di fare in maniera responsabile le proprie scelte. Allo stesso tempo di procedere con tempestività ad una revisione delle indicazioni produttive previste dal “Decreto salumi”, per evitare che una preparazione da qualunque materia prima possa essere commercializzata come “italiana di qualità.”

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Riconoscimento dop per la pagnotta del Dittaino e igp per l’abbacchio romano

Prodotti tipici dell’agroalimentare: riconoscimento dop per la pagnotta del Dittaino e igp per l’ abbacchio romano

Sono ora 179 i prodotti tipici agroalimentari italiani che hanno ufficialmente ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento DOP (denominazione d’origine protetta) e IGP (indicazione geografica protetta) ai sensi del Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio, del 20 marzo 2006. L’Unione Europea ha infatti appena riconosciuto, tra le carni fresche, l’IGP “Abbacchio Romano” (prodotto tipico del Lazio) e, tra i prodotti da forno, la DOP “Pagnotta del Dittaino” (prodotto tipico della Sicilia).

Degli 838 prodotti tipici DOP e IGP riconosciuti in Europa, i 179 italiani rappresentano il 21%; ci seguono, sempre più distanziate, la Francia con 165, la Spagna con 122, il Portogallo con 115. Fra le regioni italiane, conserva il primo posto l’Emilia Romagna con 26 specialità (14 DOP e 12 IGP), seguita dal Veneto con 25 (14 DOP e 11 IGP). La Sicilia, con la Pagnotta del Dittaino, prodotto tipico che si prepara in 18 comuni della valle del fiume Dittaino nelle province di Enna e Catania, è prima fra le regioni del Mezzogiorno con 17 prodotti (11 DOP e 6 IGP), seguita dalla Campania con 16 (8 DOP e 8 IGP). L’Abbacchio Romano (prodotto tipico che si ottiene nell’intero territorio della regione Lazio) porta a 15 (9 DOP e 6 IGP) i prodotti tipici laziali che hanno ottenuto il riconoscimento comunitario.

Con l’IGP dell’Abbacchio Romano, le carni fresche italiane con marchio d’origine salgono a tre, tutte IGP: erano infatti già iscritte nell’elenco europeo, l’Agnello di Sardegna e il Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale. Con la Pagnotta del Dittaino DOP, sono cinque i prodotti da forno italiani con marchio d’origine, essendo già stati riconosciuti la Coppia Ferrarese IGP, il Pane Casareccio di Genzano IGP, il Pane di Altamura DOP e il Pane di Matera IGP.


A breve sarà pubblicato anche il Regolamento di approvazione dell’ Aceto Balsamico di Modena IGP, per il quale si è recentemente conclusa con successo l’istruttoria UE, sicchè l’Italia raggiungerà quota 180. Sono in attesa del riconoscimento DOP o IGP altri 73 prodotti tipici agroalimentari italiani.

Agriturist (Confagricoltura) commenta favorevolmente il primato dell’Italia nella attribuzione dei marchi DOP e IGP ai prodotti tipici dell’agroalimentare: “Dalla crescita dei prodotti tipici a denominazione d’origine deriva non solo una preziosa opportunità di sviluppo per l’ agricoltura italiana, che privilegia soprattutto le coltivazioni e gli allevamenti tipici dei diversi territori, ma anche una occasione importante per proporre all’attenzione del turismo enogastronomico e dell’ agriturismo nuove mete, con tutto il patrimonio di cultura, natura e paesaggio di cui ciascuna di esse è artefice e custode”.

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